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Scafata nel rush finale, la Benetton risale
23/10/2006 14:25   

Una Benetton davvero "scafata", più ricca di carattere che di talento, con troppi chiaroscuri anche dai protagonisti più prestigiosi, archivia una pratica più che rognosetta. Vince su un campo dove non sarà facile uscire sorridenti e persino fra gli applausi. Un successo che perlomeno rende meno problematico sul piano psicologico la ricerca della miglior condizione, non lontana ma nemmeno proprio dietro l'angolo.

Al palazzetto intitolato all'indimenticabile Massimo Mangano, la Benetton trova un tifo "mestrino", corretto ma caldissimo. Poco importa agli appassionati se gli italiani in campo sono paisà come Salvi, newyorkese dalla pelle caffelatte, o come Lauwers, biondo belga col passaporto verde grazie alla nonna materna friulana: la squadra di Aza Petrovic corre, segna, diverte anche quando sbaglia. Alla faccia di Petrucci, a Scafati come a Capo d'Orlando o altrove, pagano il biglietto cercando spettacolo, non brividi nazionalisti.

La Benetton qualche italiano vero ce l'ha, fior di azzurri anzi, ma l'unico burocraticamente indigeno che entra subito in partita è Joey Beard che cozza subito contro Martinez, il dominicano che ai rimbalzi inventa riti woodoo anche ad alto livello. Treviso gioca male e difende peggio. Specie Zisis che proprio non tiene Lauwers, autore del primo break campano: 26-19 all'11'30". Ma il play greco non è l'unico buco della coperta di Blatt che, privo della consueta razione di talento che manca anche dalla parte di Frahm e Goree (tre falli in 5'), è costretto a cercare energia pura in un rincalzo come George, pantera inglese che metà gara si ritrova già con oltre 9' di campo da vero operaio, pur se non proprio come quelli di Manchester coi cui figli è cresciuto fra piogge, nebbie e fumi.

Petrovic pensava di infastidire i campioni d'Italia sottocanestro ed invece il vantaggio della Legea (43-33 al 18') arriva dalle penetrazioni, specie di Apodaca, il portoricano che al coach di Sebenico piace molto proprio perchè fantasioso ed imprevedibile come uno slavo. Comunque all'intervallo Treviso è sotto solo di 5 (38-43), pagando gli errori dalla lunetta (4-10) ma anche maledendo le due infrazioni di passi fischiate a Frahm e Lyday soli in contropiede, giuste ma gratuite, cioè senza nessun vantaggio per l'attaccante: casi su cui agli arbitri dovrebbe forse essere consentito usare il buon senso prima del regolamento.

Sempre 5 punti di differenza al 30' nonostante un timido risveglio della coppia Zisis-Goree che sgonfia il +8 firmato da Stevin Smith, il play traccagnotto ma astuto ed abile nelle assistenze. Treviso prende per la collottola Scafati al 32' con un 5-0 siglato da Zisis (tripla) e Nelson (rimbalzo offensivo) mentre Mordente bracca Apodaca come nel match dei Mondiali: poche cose ma fatte bene. Ed il vulcano Scafati si spegne lentamente anche sotto le triple innaffiate finalmente da Frahm e persino i rimbalzi e le palle vaganti catturate da un Gigli in lenta uscita dal bozzolo, come un baco da preziosa seta ancora in embrione. In 6' Treviso inanella un 17-6 che chiude il match (82-71 al 38') nonostante un pressing disperato che ottiene solo un illusorio -7 (75-82 a -1'19") ed un antipatico quanto rapidissimo alterco fra Blatt e Soragna generato più che altro da una tensione che ha fatto un brutto scherzo anche ad una persona educata e compassata cone il coach ebraico-americano. Un flash accecante, quello biancoverde, che comunque convince un pubblico fantastico ad applaudire alla fine vincitori e vinti. Come nelle favole. Specie in un hinterland partenopeo dove in altri sport non accade praticamente mai.

Luigi Maffei


Il Gazzettino